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la Gelmini e la legge 133
view post Posted on 16/11/2008, 01:18Quote
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- Ex Alto Fulgor -

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 28/8/2009, 00:16


UNIVERSITA’ LIBERA, UNIVERSITA’ X TUTTI…è bello riempirsi la bocca con queste parole…peccato che poi quando occorre pagare le tasse tutti trovano escamotage per defilarle…purtroppo il nostro Paese sta attraversano un periodo di profonda crisi economica e anche le università come le altre istituzioni ne andranno di mezzo… ma l’avete letto attentamente il decreto? Non sono dei veri e propri tagli ma una ridistribuzione equa delle risorse

Anzitutto è vero che la legge 133 consta di un blocco del turnover. Ed è vero che su cinque professori che andranno in pensione nei prossimi anni, solo uno verrà assunto per sostituirli. Però va subito aggiunto, che la misura in questione avrà effetto - solo fino al 2012. Quindi si tratta di un freno alle nuove assunzioni, che ha carattere transitorio (e molto breve).

Si dirà: ma perché viene adottata questa misura? E soprattutto: ma è giusta?

La risposta non può che tenere conto di alcuni dati quantitativi, assolutamente rilevanti.

Dai primi anni Novanta ad oggi, gli studenti universitari sono aumentati - in valore assoluto - del 7%; mentre il numero dei professori è aumentato del 25%.

Si dirà: va bene, ma forse era necessario incrementare in modo così consistente, il corpo docente; forse in questo modo si è reso un miglior servizio agli studenti.

Assolutamente no.

Il numero dei docenti è cresciuto a dismisura (più di tre volte quello degli studenti), solo per dare lavoro - come spesso avviene in Italia - agli amici, e agli amici degli amici.

Il numero di coloro che sono divenuti professori associati, nel corso degli ultimi sette anni, è pari a 26.000. Cioè le nostre università regalano stipendi da professore associato a 26.000 persone, prive di una cattedra (universitaria), e prive di studenti

Tutto ciò è costato e costa “soltanto” (si fa per dire) 300 milioni di euro. Quelli che occupano, proteggono queste persone assunte con logica clientelare. Che campano con soldi sottratti agli studenti, alla ricerca, e alla qualità della didattica.

Sempre per ragioni clientelari, sempre per dare lavoro agli amici e agli amici degli amici (tutto a spese nostre e a spese degli studenti), dal 2001 ad oggi, i corsi di laurea sono passati da 2.444 a 5.500.

Anche qui, prevedo l’obiezione: “se sono aumentati i corsi di laurea, lo si è fatto per venire incontro alle esigenze degli studenti. Solo per dare loro nuovo sapere”.

Ahahaha…..Senza dubbio!

Tanto è vero che in Italia esistono ben 323 corsi di laurea (Libero sostiene siano 327), con 15 - DICASI QUINDICI!!! - studenti. Questi corsi, per carità, mica sono stati creati ad hoc, per dare posti di lavoro a professori universitari e ricercatori? J

Non finisce qui. Perché nel nostro meraviglioso paese - esistono anche 37 corsi di laurea, con un solo - DICASI UNO!!! - studente iscritto. Tutto normale, tutto logico

Siccome l’Università viene usata dai prof, come un feudo personale (sovvenzionato, però, dal contribuente), ci sono altri corsi di laurea che hanno un seguito assai cospicuo, e che giammai sono stati creati solo per dare posti di lavoro ad amici e parenti. Per carità!

Ad esempio nella - economicamente - disastrata università di Firenze esiste un corso di laurea in Scienze delle Religioni, che vanta addirittura ZERO iscritti. Così come esiste un altro corso in laurea, quello in Scienze Pedagogiche, che di iscritti ne ha addirittura UNO.

Ma non finisce qui.

Ad Arezzo, ad esempio, esiste un corso di laurea in Storia dell’Antichità, frequentato da ben TRE iscritti. Per non parlare, poi, di quello in Società, Culture e Istituzioni d’Europa, che è affollatissimo: SETTE immatricolati, addirittura (chissà che ressa, la mattina, per accedere all’aula!).

e poi non. capisco la necessità di avere un'università dedicata "al comportamento dei cavalli"o alla degustazione dei vini (milano, matera..), università inutili con una media di 10 iscritti e 21 docenti: Igiene e Benessere del Cane e del Gatto (Università di bari) Beni Enogastronomici Attività Motorie per il Benessere ed il Tempo Libero, RIMINI Scienze Vivaistiche PISTOIA Optometria, VINCI Memoria delle Culture Europee, MACERATA Protezione delle Piante milano Linguaggi dei Media, MILANO Scienza e Tecnologia del Packaging, PARMA Scienze e Tecniche Equine, PARMA Scienze del Fiore e del Verde, PAVIA Antichità Orientali, PAVIA Agro-Ecosistemi Mediterranei, PERUGIA Scienze della Biodiversita', PISA allevamento del Cane di Razza PISA Scienze per la Pace, PISA Culture dell'Asia e dell'Africa, TORINO


Ora, tenuto conto dei molteplici corsi di laurea inutili, creati solo per dare posti di lavoro ad amici; e tenuto conto del fatto che molti di essi abbiano un seguito modestissimo, non vi pare ragionevole limitare nuove assunzioni - come prevede la legge 133 - fino al 2012? Non vi pare ragionevole sostituire solo un professore ogni cinque che andranno in pensione? Non vi pare giusto ridurre gli sprechi che, in parte lo si è dimostrato (e ancora se ne parlerà), sono uno scandalo che urla vendetta?

La ratio della norma, è proprio questa: contenere gli sprechi, adeguare il numero dei professori all’effettiva popolazione universitaria complessiva.

Non mi sembra iniquo, tutto ciò.

Inoltre, il capitolo sprechi ben si lega ad un’altra questione, che è alla base delle proteste degli studenti: i tagli al Fondo di finanziamento ordinario.

Partiamo dai numeri: nel 2009 si taglieranno soltanto - e ribadisco soltanto - 63,5 milioni di euro; nel 2013 si arriverà a tagliare 455 milioni di euro.

come racconta il neo-Rettore della Sapienza : Nel 2006 Prodi ha dcurtato 87 milioni di euro alla ricerca per darli agli autotrasportatori che protestavano contro il caro benzina. Chiaramente è stata una scelta dell’allora ministro dell’Economia, Padoa Schioppa, ma Mussi non ha detto niente e in quel caso nessuno ha manifestato”.

E Guido Trombetti - Presidente della conferenza dei Rettori - affermò (26 luglio 2006):

“Difficile immaginare un inizio peggiore della politica del governo Prodi verso l’università e gli enti di ricerca”.Le conseguenze del nuovo taglio, misurabili in non meno di duecento milioni di euro dall’anno prossimo, avranno conseguenze devastanti sulla qualità della didattica e della ricerca”.

200 milioni di euro di tagli, previsti da Prodi e perché nessuno protestò, allora? Perché c’era il governo amico, al potere. Ovvio


Già, verrebbe da chiedere: ma i bamboccioni che oggi protestano, perché non hanno occupato anche ieri? Semplice: perché le loro occupazioni hanno natura politica, servono solo a contestare Berlusconi. Sono proteste pregiudiziali, e non di merito
E tale la si valuta, perché tutte le Università d’Italia - a causa di una gestione scellerata, clientelare e nepotistica da parte del corpo docente -, versano in una condizione drammatica: che si caratterizza per un numero eccessivo di corsi di laurea, per un numero eccessivo di dipartimenti, e per uno scialacquio di risorse ignobile.

Chi difende lo status quo, chi lamenta l’eccessiva onerosità dei tagli, vuole - in alcuni casi in buona fede - che lo scialacquio continui! Che il denaro pubblico venga ancora impiegato soprattutto per pagare stipendi, a professori in sovrannumero!

Ed è qui che arriviamo al punto: gli studenti che protestano, lamentano il fatto che i tagli finiranno per ridurre i finanziamenti alla ricerca, per peggiorare la didattica, e per produrre un aumento delle tasse universitarie per gli studenti. E’ falso!

Le tasse non aumenteranno a causa dei tagli.

E per un motivo: sono soggette a dei tetti, a dei massimali. E si dà il caso che tali massimali siano già applicati da quasi tutte le università. A stabilire dei tetti ai versamenti degli studenti, è il Regolamento n. 305 del 1997 (ancora in vigore):

I finanziamenti alla ricerca non diminuiranno per un semplice motivo: che il 90% del Fondo succitato, purtroppo, oggi è impiegato per pagare stipendi ai prof; e soltanto il 10% viene usato per la ricerca (per scelta delle singole Facoltà).

Altra cosa che viene contestata: il fatto che la legge 133, preveda la possibilità - la facoltà, non l’obbligo - che le università possano dare vita a fondazioni di diritto privato

Anche se domani un’Università dovesse trasformarsi in una Fondazione, rimarrebbe in vigore la norma citata sopra, sul limite delle tasse universitarie. Per gli studenti, nulla evolverebbe in peggio. Inoltre le Fondazioni sarebbe sempre soggette al controllo del Ministero dell’Università e a quello della Corte dei Conti.

Ma quello che mi preme sottolineare, è un’altra cosa: una norma equivalente, già esiste.

Fu approvata dal centrosinistra - c’era il governo Amato, all’epoca, appoggiato anche dal Pdci -, nel 2000; ed entrò in vigore nel 2001.

Si tratta del Decreto del Presidente della Repubblica 254/2001, “Regolamento recante criteri e modalità per la costituzione di fondazioni universitarie di diritto privato, a norma dell’articolo 59, comma 3, della legge 23 dicembre 2000, n. 388
”.

I tagli previsti dalla Gelmini, assieme al blocco del turnover, porteranno solo benefici agli studenti: saranno ridotti i corsi di laurea frequentati solo da poche anime; sarà bloccato l’ingresso di nuovi professori che non servirebbero

Invece, tra qualche anno, dopo che saranno stati cancellati i corsi frequentati da zero iscritti (e dopo che sarà stata razionalizzata la spesa per stipendi), ciascun Ateneo disporrà di più risorse, rispetto ad oggi, da destinare alla ricerca e alla didattica.

Quelli che subiranno perdite, infatti, sono i “baroni”. Quelli che, ordinari a tempo pieno, lavorano 3 ore al giorno, arrivando a guadagnare 10.000 euro al mese (pagati da tutti noi).

Quelli che, nelle Università, assumono figli, nipoti e parenti vari. E le cifre lo documentano in modo impietoso.

Le percentuali di omonimia, all’interno dei singoli Atenei, sono vergognose, da paese del Terzo Mondo.

A Medicina, il “tasso di omonimia” è mai inferiore al 20%. In alcune università del Sud Italia, invece, arriva addirittura al 40%.

Nel dettaglio, ecco alcune cifre (con relativa tabella):

A La Sapienza di Roma, il 20% dei prof ha lo stesso cognome (sono parenti!).

Alla Cattolica di Roma, invece, la percentuale è del 15%.

Alla Statale di Milano, la percentuale di prof con lo stesso cognome è pari all’11,8%.

Alla Federico II di Napoli, l’omonimia arriva al 23,5%. Alla Seconda Università (sempre di Napoli), invece, la percentuale sale al 27,5%.

A Messina, i prof con lo stesso cognome sono il 33%.

A Bologna sono il 17,2%. A Padova sono il 3,7%. Alla Università Tor Vergata di Roma, sono il 13%. All’Università di Torino sono il 13,6%.

Domanda: volete che la situazione continui così? Volete continuino ad essere creati corsi di laurea fasulli, con tre iscritti, che servono solo ad assumere figli e nipoti di “baroni“?

Prego, fate pure. L’essenziale, però, è che non diciate che protestate per difendere il diritto allo studio. Perché è un falso!

Chi protesta, chi occupa, difende i “baroni”: non il diritto allo studio, che non è intaccato da quei tagli. Chi protesta, chi occupa, difende gli illeciti dei baroni, proprio così!
Quando Mussi ha tagliato di 200 milioni di eurogli stanziamenti alla ricerca, qualcuno ha protestato? No. E perchè lo fa oggi, dinanzi ad un taglio di 63,5 milioni di euro per il 2009?
Forse perchè dietro le proteste, ci sono motivazioni politiche


Patrizia Alessio
Presidente del Movimento storico-culturale-politico
"la Storia Alternativa"
www.lastorialternativa.net

---@>> la LEALTA', il SACRIFICIO e l'ONORE rendono una persona IMMORTALE! <<@---
 
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